Secondo un'approfondita inchiesta del The Washington Post, i sopravvissuti al devastante attacco con droni del 1° marzo al porto di Shuaiba (Kuwait) denunciano gravi negligenze da parte della leadership militare. I soldati affermano che i vertici hanno ignorato gli avvertimenti dell'intelligence e hanno abbandonato le truppe nel caos successivo all'impatto.
L'attacco, avvenuto durante i primi giorni del conflitto tra Stati Uniti e Iran (denominato Operation Epic Fury), è costato la vita a sei soldati del 103° Comando di Sostentamento dell'Esercito USA, causando inoltre oltre 30 feriti.

L'Attacco e le Azioni della Leadership
Il 1° marzo, un drone suicida iraniano Shahed ha colpito il centro operativo della base. Le testimonianze raccolte dal quotidiano delineano un quadro drammatico, puntando il dito contro due alti ufficiali: il Generale di Brigata Clint Barnes e il Maggiore Generale John Hinson.
- Fuga dal centro operativo: Testimoni oculari riferiscono che, pochi secondi dopo l'impatto, il Gen. Barnes è fuggito verso un bunker protettivo ordinando a un soldato di seguirlo, lasciando dozzine di uomini e donne nel caos dell'edificio in fiamme.
- Mancato soccorso: I sopravvissuti affermano di non aver visto né Barnes né Hinson assistere nelle operazioni di soccorso e recupero dei feriti.
- Pressione per rientrare: Prima del colpo fatale, le truppe avevano trascorso ore nei bunker a causa dei continui allarmi (il sistema "Big Voice"). I soldati denunciano che la leadership, inclusi Barnes e il Sergente Maggiore Javier Camposano Jr., abbia fatto pressione affinché venisse diramato il segnale di "cessato allarme" per far tornare le truppe al lavoro. Il drone ha colpito circa 30 minuti dopo l'autorizzazione a rientrare.
Allarmi Inascoltati e Vulnerabilità
Le testimonianze riportate dal Washington Post indicano che il trasferimento delle truppe al porto di Shuaiba era stato fortemente sconsigliato a causa di gravi carenze difensive, note alla leadership già da dicembre.
- Assenza di difese anti-drone: La base non disponeva di sistemi in grado di abbattere i droni d'attacco Shahed. Una richiesta per l'invio del sistema di difesa EAGLS era stata respinta per "mancanza di risorse".
- Copertura inesistente: Non c'erano coperture aeree per nascondere o proteggere le truppe dalla sorveglianza e dagli attacchi dall'alto, contravvenendo alle stesse linee guida dell'Esercito.
- Disarmo: L'unità è stata inviata a Shuaiba senza armi di reparto o automatiche, rimaste nell'armeria di Camp Arifjan.
- Target noto: Nonostante i rapporti dell'intelligence indicassero Shuaiba come un probabile bersaglio iraniano in caso di escalation, l'ordine di trasferimento è stato mantenuto.

Il Fallimento del Sistema Medico
Oltre al trauma dell'attacco, i soldati feriti hanno denunciato gravi inefficienze nel sistema di evacuazione e cura medica.
Una volta evacuati in Germania presso il Landstuhl Regional Medical Center (uno dei principali ospedali militari), i feriti hanno scoperto che il personale medico non era stato informato del loro arrivo. Poiché non risultavano nei manifesti di volo come evacuazioni mediche né erano registrati nel database delle vittime, l'ospedale non ha potuto ricoverarli formalmente. Soldati con ferite da schegge e ossa rotte sono stati trattati come pazienti ambulatoriali e mandati nelle caserme in attesa di un volo per gli Stati Uniti.
L'Indagine in Corso
I sopravvissuti nutrono profondi dubbi sull'indagine militare in corso, temendo che nessuno verrà ritenuto responsabile.
Inizialmente affidata a un ufficiale subordinato a Hinson (sollevando il sospetto di "un'indagine su se stessi"), l'inchiesta è poi passata a ufficiali di grado superiore. Tuttavia, fonti vicine alle indagini hanno confermato al Washington Post che il rapporto attuale non prevede azioni punitive né assegna colpe specifiche per l'attacco o la gestione dell'emergenza. L'Esercito, da parte sua, ha difeso l'operato dei generali affermando che hanno assistito nelle prime fasi di evacuazione prima di essere a loro volta soccorsi per le ferite riportate.
Le Vittime dell'Attacco a Shuaiba
Il Washington Post ha onorato la memoria dei sei militari caduti durante l'attacco del 1° marzo:
| Grado e Nome | Età |
| Sgt. Declan J. Coady | 20 |
| Maj. Cody A. Khork | 35 |
| Master Sgt. Nicole M. Amor | 39 |
| Master Sgt. Noah L. Tietjens | 42 |
| Maj. Jeffrey R. O’Brien | 45 |
| Chief Warrant Officer Robert M. Marzan | 54 |
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